
Inaugurazione: 23 maggio · ore 17
L’ESTRO “MANIACALE” DI FRANCESCO LAY
è un dichiarato autodidatta Francesco Lay, eppure ad osservare i suoi lavori artistici non lo si direbbe, tanta emerge la conoscenza della tecnica compositiva, l’ordine e il “soffio” di un estro che lo ha portato, nel tempo, a cimentarsi nelle varie discipline delle arti figurative. Ed è una “malattia” che deve aver contaminato tutta la famiglia visto che il gemello Italo, il fratello Piero e la sorella Lucia hanno la stessa vocazione. Tanto che una volta, abbastanza recentemente, si sono proposti in una mostra “familiare” nell’antica chiesa di Migliana sulle colline di Prato, riscuotendo un gran successo.
Dalla cosiddetta micro-arte (puntinismo) a china, agli olii, alle sculture e bassorilievi fino alla tempera su legno antico, il cammino di Francesco Lay si sviluppa dalla osservazione dei paesaggi toscani ai maestri della pittura, dalle espressioni stile naif alle libere interpretazioni di nature morte. Nei suoi lavori non c’è da scoprire nulla di trascendentale, anzi, la semplicità della sua pittura, delle chine, è rigidamente ordinata, da una precisione quasi maniacale ma che non nasconde certo la passione e, segnatamente, un soffio di poesia. Non si cimenta nelle grandi dimensioni: i suoi quadri sono medio-piccoli dove la ricerca del dettaglio è più evidente ed apprezzabile.
Le elucubrazioni mentali non sono nel suo carattere.
Ma sono proprio la semplicità unita alla cura del particolare che si offrono all’osservatore, a renderle particolarmente gradevoli.
Franco Riccomini
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